Il giro del mondo in 80 cappelli - Catalogare per paese
Diversi per ogni cultura e per ogni periodo, indicavano anche la appartenenza sociale, il ruolo, il lavoro, la funzione.
Coloratissimo catalogo sulle moltissime varietà di copricapi. C’è il cappello a cilindro del gentleman inglese e quello in stile Sherlock Holmes, con paraorecchie annesso. Due gloriose rappresentanze italiane (la coppola e il cappello da vogatore), a cui si aggiunge il cappello tirolese, che è austriaco, ma anche altoatesino.
L’Africa dispone di copricapi molto originali ed elaborati, l’Asia invece preferisce linee più essenziali. Gli Stati Uniti hanno ben nove rappresentanze, da quelli usati nella Guerra Civile e noti grazie ai film, al Fedora, il cappello che nessun investigatore che si rispetti non può non avere, almeno ad Hollywood.
Oltre al conosciutissimo sombrero messicano passando per il berretto francese, scopriamo i copricapi di paesi come Angola, Vietnam, e per rimanere più vicino a noi, la Polonia, dove il cappello tipico è l’impronunciabile Krakowiak.
Gli antenati

Per trovare il vero antenato del cappello moderno dobbiamo risalire al Medioevo quando la cappa, una sorta di mantello con un cappuccio sul dietro chiamato capperuccia veniva indossato da uomini e donne nonché da monaci e chierici.
I lessici medievali la definiscono infatti vestis species qua viri laici mulieres laicae monachi e clerici induebantur. Anche se riesce difficile non mettere cappa in relazione con il latino caput ‘la testa’ dobbiamo dunque che essa è originariamente un indumento che, oltre alla testa, avvolge anche il resto del corpo.






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